HARD SKILLS O SOFT SKILLS?

Sempre più spesso sentiamo parlare di soft skills in contrapposizione con le hard skills. Ma di cosa si tratta effettivamente?

Durante il Congresso, in parallelo ai lavori istituzionali, si sono tenuti alcuni workshop riguardanti il team building, la leadership, il public speaking…. ovvero le “soft skills”…

Senza ricorre a traduzioni di termini ormai in uso corrente anche nel nostro vocabolario, ecco svelato di cosa si tratta. Le soft skills sono l’abilità di relazionarsi con gli altri, di entrare in sintonia con collaboratori, clienti, utenti, di riuscire a conquistare la fiducia altrui, di essere in grado di intervenire in una riunione mantenendo l’attenzione e cercando di trasmettere il proprio messaggio nel modo più efficace possibile.

Sembrano temi molto lontani da quelli prettamente tecnici a cui siamo avvezzi, poco concreti e non traducibili in grandezze fisiche. Ma se proposti con esempi concreti e “prove pratiche” ci si rende subito conto delle potenzialità che racchiudono. Durante i workshop, superati i primi dubbi iniziali e l’inevitabile imbarazzo nello svolgimento delle “esercitazioni”, ci si è subito resi conto di quanto possa essere importante padroneggiare anche queste abilità.

Uno il tema trasversale a tutti i workshop: l’importanza di riuscire a trasmettere il proprio pensiero in modo corretto ed efficace ai destinatari più diversi (collaboratori, clienti, pubblico, istituzioni…), insomma di farsi davvero comprendere. Spesso veniamo fraintesi, oppure non riusciamo a veicolare il vero significato di ciò che vorremmo dire.

Una capacità comunicativa poco efficace limita anche la valorizzazione delle competenze tecniche (ed ecco qui le hard skills!), non consente di ottimizzare il lavoro di squadra, fa sì che idee brillanti rimangano, appunto, solo idee.

Il suggerimento è di lavorare sulle proprie abilità di interrelazione: per qualcuno potrebbe risultare molto semplice, per qualcun altro potrebbe richiedere un po’ più di impegno, ma alla lunga certamente ripaga di tutti gli sforzi.

Dobbiamo avere il coraggio di prendere le distanze dalla convinzione, radicata soprattutto negli over 40 (tra i quali rientra anche la sottoscritta), che temi come la “tecnica della comunicazione”, la “leadership emotiva” o il “team building” siano poco più che facezie e che una ipotetica formazione in materia costituisca una perdita di tempo o, al più, tempo sottratto al duro lavoro!

Ma una seria riflessione è d’obbligo. In una realtà sempre più interconnessa, dove la collaborazione multidisciplinare è ormai un assioma imprescindibile, dove le competenze tecniche non sono più esclusivo appannaggio di pochi, dove il lavoro di squadra può fare la differenza, dobbiamo essere in grado di relazionarci in modo efficace con i nostri interlocutori, a qualunque categoria essi appartengano.

Se fino ad un decennio fa padroneggiare le hard skills poteva essere condizione sufficiente per ottenere delle commesse interessanti , oggigiorno non basta più. Bisogna essere dei validi “direttori d’orchestra”, capaci di trarre da ciascun componente del proprio gruppo la miglior prestazione possibile, per poter vedere riconosciute le proprie capacità e poter raggiungere i propri obiettivi.

E’ evidente quindi l’intima relazione degli argomenti proposti nei vari workshop con il tema del congressuale: per essere classe dirigente è indispensabile non solo avere solide conoscenze tecniche, ma anche possedere quelle capacità relazionali e comunicative che consentono di incidere con efficacia nel contesto lavorativo, ovvero possedere una buona dose di…. “soft skills”!